• Notizie 15.10.2007

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    Foto: Flickr.com

    In questi giorni all’Ikea distribuivano dei kit per il risparmio energetico.
    Interessante, ne ho fatto scorta.

    Risparmio energetico” e gia’ mi viene in mente di usarlo per risparmiare sulla bolletta e non per salvare la natura e le future generazioni.

    La prima cosa che mi chiedo e’ come spiegare alle mie coinquiline che la spesa di 8 euro per tre lampadine in realta’ e un risparmio…

    Nel Regno Unito il 2011 segnerà la fine delle lampade a incandescenza. A partire da quella data saranno, infatti, bandite dal commercio, come già avvenuto in Australia e California, e rimpiazzate dalle omologhe a basso consumo.

    Da non ricordo piu’ che anno, in Finlandia si e’ deciso di passare all’idrogeno. Non sono cinque mesi, ma almeno un paio d’anni. Qualcuno che ha a cuore il paese (l’economia e la salute del paese) ha deciso di porre fine all’uso della benzina e del petrolio in genere.

    C’e’ un video molto significativo che se per caso trovo, metterò subito nella sezione video.
    La voce narrante ti fa immaginare un paesaggio naturale incontaminato. Un giorno tutto questo finira’”. A questo punto la riflessione: cosa penseranno le prossime generazioni di noi? Diranno “sapevano e non hanno fatto niente, perche`?!”. ma la cosa piu’ importante:
    A COSA STAVANO PENSANDO?!

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    Posted by Jacopo @ 23:04

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  • 6 Responses

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    • Jacopo Says:

      Ho dimenticato di sottolineare che questo post e’ a favore della campagna “Blog Action Day” per la salvaguardia del pianeta.

      15.000 Blog in tutto il mondo,
      12 milioni di lettori.

      Ecco il link:
      Blog Action Day

    • Marcello Gandolfi Says:

      Commento personale e probabilmente al di fuori degli schemi di questo blog. Spero che il mio amico Jacopo non si arrabbi.Anch’io mi sono spesso fatto questa domanda…purtroppo mi sono a poco a poco convinto che la logica di breve periodo che domina naturalmente l’essere umano non fará altro che avvicinarlo a poco a poco verso l’autodistruzione.
      Due meccanismi in particolare mi spaventano:

      1. Ogni essere umano riconosce la sua natura finita (logica di breve periodo). Le spinte egoistiche verso la propria affermazione aumentano con il passare degli anni, con l’approssimarsi di una presunta fine, con il disinteresse verso quel luogo che si é costretti naturalmente ad abbandonare. Stupida quanto necessaria citazione “Tra 100 anni non ci sono piú”. Coraggio, diciamocelo sinceramente, almeno una volta abbiamo fatto il calcolo piú o meno di quanti anni avremmo avuto nel momento in cui vengono previste catastrofi naturali o sconvolgimenti ecologici di grandi dimensioni. La morte per un uomo risulta a tratti sconvolgente, unica certezza di cui disponiamo. É molto facile vedere il pianete come un’entitá che da sempre esiste e destinato in alcun modo a perdurare…é facile scaricare su di esso tutta la nostra vita, le nostre azioni, il nostro costo. Inserito in una logica che lo costringe a fare i conti con il proprio salario, l’uomo medio moderno molto difficilmente sceglierá lampadine a costo energetico ridotto.
      Curioso come le tecnologie ecologiche risultino accessibili solamente a chi dispone di gran quantitá di denaro..A poco a poco il cibo ecologico, le vacanze ecologiche, le energie pulite e la tecnologia in genere non solo diventano di moda, ma anche esclusive…ma questo é un altro tema.

      2. Anche nel caso in cui prevalesse un meccanismo di continuitá con il mondo (logica di lungo periodo), l’intorno sociale in cui viviamo, perlomeno in questo momento, dá scarse possibilitá al riconoscimento di quelle azioni che in qualche modo contribuiscono alla conservazione ambientale. Gli attivisti di greenpeace sono terroristi-sabotatori, Grillo e la sua macchia ad idrogeno sono antipolitica. I mdoelli culturali che si propugnano riguardano perlopiú personaggi in grado di fornire ricette per il successo, scalate sociali in breve tempo, demolizione della concorrenza…

      C’è un “ma”…effettivamente viviamo in un epoca nella quale la sensibilizzazione della societá su tali temi ha raggiunto livelli insperati, e perfino i discorsi da bar vertono su tali tematiche.
      Speriamo che leggi come quella britannica o scandinava aiutino a incanalare i comportamenti sociali (difficile credere nella libera iniziativa di tutti, vedi punto 1), basandosi anche su sanzioni che determino un maggior costo per colui che svia dai parametri ecologici ed energetici prestabiliti.
      Per non immaginarci un futuro con l’aria irrespirabile e quartieri ecologici sotto una bolla di vetro riservati ai piú ricchi.

    • Jacopo Says:

      Grazie mille Marcello,
      in realta’ non sei tu fuori dagli schemi, ma questo post che con il fund raising e il nonprofit c’entra pochino.
      Sono pienamente d’accordo con te che la politica mondiale non va proprio nella direzione sperata dai nostri figli. Proprio per questo vorrei provare a dare una visione, per certi versi, complementare alla tua e allo stesso tempo distinta.
      Una cosa per cominciare, dalle prime cinque righe mi e’ venuto mal di stomaco.. non farmici pensare cosi’ freddamente a questa logica di breve periodo che ci porta all’autodistruzione.. mi si blocca la digestione.
      Dai, partiamo!

      1. Concordo con la visione individualistica e utilitaristica dell’uomo. Sono un accanito sostenitore del concetto di homo economicus. Mi sento di dire, pero’, che il mondo cooperativo si fonda proprio sull’ideologia dell’andare contro questa facile conclusione.
      La regola numero uno del nonprofit e’ il vincolo di non redistribuzione degli utili. Se questo punto lo guardo nel breve perido mi tocchera’ tenermi l’auto vecchia ancora qualche anno, se lo guardo in un’ottica di lungo periodo questo significa (o dovrebbe significare) che le prossime generazioni dovranno ricevere da noi piu’ di quello che noi abbiamo ricevuto dai nostri padri. Questo perche’? perche’ e’ socialmente giusto e socialmente costruttivo (e sta proprio qui il motivo per cui una azienda cooperativa e’ molto piu’ efficace di una azienda tradizionale e che dove ci sono aziende cooperative c’e’ anzhe piu’ ricchezza… altro tema).

      Parlando di esternalita’ della produzione vorrei concentrarmi sul fatto che e’ proprio peculiarita’ delle aziende ad alto impegno sociale (prime fra tutte proprio le onp) l’attenzione verso le proprie esternalita’. L’impegno nell’utilizzo di fonti alternative di energia oggi puo’ dare la qualifica di azienda responsabile, che sostiene cosi’ quel movimento in piena crescita delle aziende impegnate nella Responsabilita’ Sociale d’Impresa.
      Legato alla crescita del numero delle “aziende responsabili”, nascono anche i primi incentivi fiscali per l’uso di strategie produttive a basso impatto. Quindi non solo riprova sociale, ma anche vantaggi fiscali. Le aziende che aderiscono sono sempre di piu’.
      Questo, anche se con forza minore, vale anche per gli individui. Oggi comprare un’auto significa pensare prima di tutto quanto mi costera’ in termini di consumo (ricordo che oggi un litro di benzina costa piu’ che un litro di latte per una intera famiglia…).
      Rimango superficiale sulla questione sociale e culturale perche’ richiederebbe un paio di chiacchierate ben piu’ lunghe. Riferito a questo, ho letto qualche tempo fa che in un paio d’anni siamo riusciti a diminuire il nostro inquinamento (calcolato erroneamente solo per la produzione di CO2) tanto da raggiungere il traguardo che ci eravamo posti a sette anni da oggi. Insomma, stiamo lavorando bene.

      Vengo al punto piu’ tecnico del discorso: l’accessibilita’ ai servizi “eco-compatibili”.
      E’ un problema. La considerazione che dobbiamo fare parte da chi l’inquinamento lo produce per davvero. Non dal proprietario dell’Hammer (che mi piace tanto chiamare “prosciuttatore”…), ma dalla azienda, anche medio piccola. Dobbiamo partire dal Governo, dal protocollo di Kyoto. Cosa possiamo farci noi?! abbiamo il voto. puo’ sembrare poco, ma quel Grillo che sembrava portarsi dietro quattro bamboccioni (passatemi il termine) oggi ha avuto quasi un milione di consensi sulla sua, diciamolo, politica.
      E’ importante capirlo, il voto “è solo una goccia nel’oceano, ma sappiamo anche che l’oceano sarebbe di meno senza quella goccia”. (scusate, ma ci azzeccava..)

      Venendo al dunque, sai meglio di me che il servizio per essere accessibile a tutti deve diventare di massa. Questo non significa “ideologicamente” di massa, ma concretamente vissuto dalle masse. Cosi’ funziona per tutto, dal PC al televisore, alle automobili,… Gli incentivi vogliono proprio andare in quella direzione permettendo cosi’ alle aziende, che sono per questo problema il vero cancro, di fornirsi di questi servizi e permettere alle aziende fornitrici di poter abbassare i prezzi per aprirsi al mercato degli individui.

      2. Riguardo alle azioni propositive e positive per fortuna possiamo dire che un minimo riconoscimento lo percepiscono. Non solo Grillo puo’ dire di aver portato un milione di persone in piazza, ma faccio riferimento agli effetti della Responsabilita’ Sociale d’Impresa che, come ricordo, puo’ prevedere anche l’impegno aziendale per la eco-compatibilita’. Sappiamo infatti che oggi piu’ della meta’ dei consumatori preferirebbero consumare prodotti di aziende “responsabili” e che il 40% accetterebbe di acquistare gli stessi prodotti ad un prezzo maggiore se l’azienda diventasse “responsabile”.

      Proviamo a non vedere solo nero e a dare un po’ del nostro impegno per aiutare il pianeta.

      PS: mi piace un sacco la tua “visione” futurista con l’aria irrespirabile e le bolle di vetro per i ricchi.. mi ricorda molto Citta’ del Messico o alcuni centri dell’India ;)
      grande Marcello!

    • francesco Says:

      grazie per aver lasciato un commento nel mio blog. spero presto di venire sul tuo e commentare dei tuoi nuovi post. ciao francesco

    • Jacopo Says:

      Video molto simpatico fatto da due favolosi comici di Zelig!

    • Jacopo Says:

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