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    Foto: Flickr.com

    Benvenuto al primo appuntamento con l’iniziativa “La ricerca del Team”.
    L’iniziativa vuole fare chiaro sul ruolo del consulente nell’organizzazione nonprofit.
    Chi contribuira’ maggiormente al dibattito vincera’ una giornata di consulenza, totalmente gratuita!

    PARTIAMO!

    Immaginate:

  • Associazione culturale attiva in ambito musicale. Organizza concerti ed un Concorso Internazionale;
  • L’Associazione, in queste prime edizioni del Concorso e con la sola forza degli associati, ha avuto una forte crescita e, per la prossima edizione, vuole fare un salto di qualita’ e affermarsi nel panorama musicale nazionale e internazionale;
  • L’Associazione, per finanziarsi, ha fatto raccolta fondi con aziende di conoscenti e grazie all’intervento pubblico;
  • L’associazione e’ nata dalla passione di tre persone molto propositive. C’e’ voglia di fare, di stare insieme e far crescere la realta’;
  • Il Concorso e’ di alto livello e annovera fra giuria, comitato promotore e partecipanti, alcuni fra i piu’ grandi musicisti d’Italia e del mondo;
  • Il Concorso si rivolge a giovani promesse e a professionisti gia’ avviati.
  • Quale obiettivo ci si e’ dato, concretamente, per far crescere l’Associazione e il Concorso in particolare?

    Trovare le personale giuste per dare in outsourcing alcune delle attivita’ di organizzazione.
    Quali attivita’:
    ‣ Grafica e comunicazione
    ‣ Area Web
    ‣ Ufficio stampa
    ‣ Raccolta fondi
    ‣ Gestione dei concerti premio per i vincitori del Concorso

    A chi si e’ scelto di appaltare queste attivita’? La societa’ in questione e’ una delle tante societa’ di pubblicita’ e comunicazione che vede, al suo interno, una persona vicina alla musica classica. Per dirla in gergo, che parla la lingua dell’Associazione.
    Questa agenzia ha subappaltato la parte di Ufficio Stampa e di Gestione dei concerti premio ad una seconda societa’ specializzata e a me la parte di raccolta fondi.
    La parte di supervisione e grafica viene gestita direttamente dalla agenzia di pubblicita’.
    E’ da sottolineare che l’Associazione si era inizialmente rivolta all’agenzia per appaltare solamente le attivita’ di grafica, ufficio stampa e raccolta fondi. Il resto e’ stato accettato dall’Associazione dopo alcuni incontri con l’agenzia…

    Quali attivita’ rimangono in insourcing per Associazione?
    mah.. rimane veramente poco. Sicuramente la gestione logistica e il project management. Ovviamente la produzione dei testi e del materiale da cui parte la comunicazione, l’ufficio stampa e la raccolta fondi.

    Veniamo alla parte delicata.
    Quanto ha speso le edizioni passate gestendo quasi tutto in insourcing?

    ‣ GRAFICA E UFFICIO STAMPA: 10.500 €
    ‣ PERSONALE E COLLABORAZIONI: 60.000 €
    ‣ SPESE FISSE: 60.000 €
    ‣ ALTRO: 60.000 €

    Senza entrare nello specifico delle voci, la proposta dell’agenzia di pubblicita’ (societa’ diretta solitamente al mercato “profit”) per il solo primo punto:

    ‣ GRAFICA E COMUNICAZIONE: 30.000 €
    ‣ UFFICIO STAMPA: 35.000 €
    ‣ RACCOLTA FONDI (sponsorship): a percentuale rispetto la somma raccolta, senza nessun fisso e quindi non influente sul bilancio.

    Non voglio entrare nel merito del livello qualitativo dei nuovi soggetti intervenuti.
    Vorrei soffermarmi su un punto, il punto focale di questo primo step dell’iniziativa “La ricerca del Team”.

    Quanto puo’ investire una associazione culturale con poca esperienza in un progetto specifico?
    Quale effetto ci si aspetta da un investimento pari a circa il 500% rispetto l’anno precedente?
    Quali conseguenze puo’ portare una dismissione di responsabilita’ ad un’agenzia esterna… per di piu’ rivolta al mondo profit.

    Penso che come primo appuntamento possa bastare.
    Secondo voi ci sono le premesse per poter proseguire? se si’, come risolvere gli evidenti nodi?

    L’obiettivo e’ cercare di dividere le mele marce da quelle buone (ops.. ho gia’ anticipato troppo!)

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Posted by Jacopo @ 18:20

  • 6 Responses

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    • paracielo Says:

      Secondo me un primo punto focale è che l’Associazione abbia ben chiaro l’obiettivo di crescita e le connesse difficoltà che può incontrare la sua realizzazione, perchè senza una pianificazione strategica dei benefici e dei costi (non solo in termini economici) preparata in funzione di un obiettivo ben definito anche lo sforzo più oneroso in termini di comunicazione/pubblicità/soldi/ rimarrebbe vano.

      In secondo luogo “delegare” la gestione dell’Ufficio stampa/Comunicazione/Pubblicità ad una agenzia esterna senza aver chiara la propria identità associativa e gli scopi che si vogliono raggiungere esporrebbe l’Associazione al rischio di vedere manipolata la sua identità o di non raggiungere precisamente gli scopi che si è prefissata.
      Supponendo che la scelta operata dall’associazione sia avvenuta anche alla luce di quanto sopra mi sembra comunque strano che un’Associazione di sole tre persone (ma ho capito bene???) subappalti una buona parte delle attività a questa agenzia esterna.
      Me lo aspetterei per una realtà di medio-grandi dimensioni in cui l’esternalizzazione spesso è una strada necessaria.

      A parte questo mio pensiero personale, la scelta di outsourcing mi preoccupa anche perchè c’è un ulteriore subappalto che rende ancora più difficilmente controllabile il tutto da parte dell’Associazione.

      Il succo del mio discorso è :

      1) prima di fare outsourcing definire bene quali sono gli obiettivi del progetto di crescita per valutare la necessità/efficacia di un’esternalizzazione

      2) se si sceglie (come l’Associazione ha fatto) l’outsourcing cercare di mantenere comunque un controllo sulle campagne di comunicazione e pubblicità

      Se ha solo 3 soci però (come credo di aver capito) io avrei puntato prima sul fund raising anche con il passaparola o con il contatto con altre realtà culturali a livello territoriale e poi con una buona base sociale si poteva riflettere sull’outsourcing delle attività di comunicazione/pubblicità.

      Questo perchè penso che in macchina si può passare dalla prima alla quinta ma se si comincia in quinta e magari ci si mette nelle mani sbagliate si può solo retrocedere alla quarta, terza etc.. o, nella peggiore delle ipotesi, andare a schiantarsi. Scusate la metafora automobilistica.
      Insomma prima di buttare via i soldi cercare di far circolare le idee perchè se non ci sono quelle i soldi non bastano.
      Spero che il mio punto di vista sia chiaro e che non sia andata fuori tema.

    • Jacopo Says:

      Concordo su molte parti del tuo intervento.

      - Prima di qualunque cosa e’ bene stabilire degli obiettivi specifici qualitativi e quantitativi. Soprattutto se si parla di outsourcing diventa necessario sapere il PERCHE’ stiamo chiamando una persona esterna.

      - Altro punto evidenziato, l’entita’ dell’associazione. Quando e’ utile chiedere una consulenza? Lo possono fare solo le medio-grandi oppure anche le piccole, e per quali aree?

      - Ecco, invece, un punto che ritengo cruciale:
      il subappalto puo’ impedire all’associazione di gestire ogni fase del processo? Questo e’ un bene o un male?

      - Paracielo propone un punto di riflessione: quanto influisce avere una buona base donatori con l’attivita’ di consulenza per il Concorso?

      grazie mille a questo primo e molto importante contributo

    • luciano zanin Says:

      Ciao Jacopo, un’altra voce nel dibattito del fund raising. Buona fortuna al tuo blog.

      luciano

    • Raffaele PICILLI Says:

      Anche per me è la prima volta in questo blog..mi sembra molto interessante ed utile. In bocca al lupo!
      Riguardo al quesito…ci penso e poi rispondo. Una sola domanda: il fundraiser sarà retribuito a percentuale? Se si, perchè?

      Saluti

      RP

    • Jacopo Says:

      E’ stato pattuita una remunerazione a percentuale.
      Il motivo e’ semplicemente perche’ l’attivita’ che veniva richiesta e’ di natura commerciale. Non e’, infatti, ne’ quella di fare fund raising ne’,tantomeno, una consulenza (per cui sono totalmente contrario alla remunerazione a percentuale).
      Quello che veniva richiesto era un puro servizio di vendita. L’obiettivo monetario doveva essere raggiunto con la vendita del “prodotto” Concorso ad eventuali sponsor.

      Domanda molto interessante, questa, perche’ mi permette di sottolineare che l’Associazione non fa nessun tipo di fund raising ne’ tantomeno ha pensato di implementarlo parallelamente all’attivita’ di sponsorizzazione.
      Grazie Raffaele e benvenuto!

    • Cosa mi aspetto da una consulenza sul fundraising? « Diario di un Fundraiser Says:

      [...] semplice insomma… ma partiamo dall’ispirazione di questo post che viene dal blog di Jacopo Gazzola. Jacopo ha proposto un esempio di consulenza per una piccola organizzazione intenzionata a [...]

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