• Free Image Hosting at allyoucanupload.com
    Fonte: Flickr.com 

    Nella scorsa puntata si e’ messo in evidenza:

    → Prime informazioni sulla struttura dell’Associazione
    → Obiettivo dell’Associazione per il Concorso Internazionale
    → Definizione e scelta dell’outsourcing
    → Investimento economico per l’outsourcing

    In particolare sono stati messi in luce alcuni punti di forza e di debolezza. Fra cui:
    - la forte crescita dell’Associazione negli anni passati che ha portato alla scelta dell’obiettivo per quest’anno;
    - la scelta di appaltare buona parte delle attivita’ prima gestite internamente;
    - l’entità dell’investimento economico per le attività in outsourcing rispetto al ritorno effettivo;
    - la valutazione di efficacia nella relazione fra profit e nonprofit.

    In questo secondo appuntamento proverò a mettere in evidenza alcuni aspetti formali legati al contratto fra le parti, alla divisione dei compiti e quant’altro il resto.
    Un aspetto fondamentale a cui prestare la massima attenzione e’, neanche a dirlo, il contratto.

    Quale tipologia di contratto scegliere ovviamente dipende da voi in primis e in secundis dall’associazione. Non scendo nel dettaglio anche perché per questa scelta vanno tenuti in considerazione anche aspetti economici e contabili.

    Una regola fondamentale (ci sono cascato più volte..) e’ che, oltre a definire dettagliatamente i compiti, le responsabilità e i diritti, si definiscano delle penali o meccanismi che allontanino il rischio di violazione del contratto! 

    In questo caso i ruoli sembravano chiariti ma, fin dall’inizio, si cercava di mescolare l’attività di sponsorizzazione con la consulenza e perfino con il Fund Raising vero e proprio.
    Fino a che punto si può spingere un consulente nel fare cose (extra) per cui non e’ stato pagato? Soprattutto, e’ etico che lo faccia e che l’associazione lo chieda? La risposta e’, ovviamente, dipende. Dipende dall’interesse che ho nel prendere l’incarico, dipende dalle possibilità che mi può offrire, etc. Per rimanere aderente alla situazione in causa penso che, a costo di sembrare utilitaristi e legati al numero di ore di consulenza pattuite, si debba sempre tenere in considerazione che il nostro lavoro e il nostro impegno ha un costo e che un’associazione che “ci prova” in realtà lo sta sottovalutando. Non significa, infatti, provare a risparmiare, quanto piuttosto non volersi impegnare e non voler investire adeguatamente per il raggiungimento di un obiettivo. Un solo esempio: se dovete subire un’operazione chirurgica, anche banale, risparmiereste sulla strumentazione? Cerchereste di trattare sul prezzo col chirurgo?! dai, non penso. Investire significa credere!A questo punto la soluzione vien da se: chiarire l’asimmetria informativa sul valore del nostro lavoro e definire di nuovo i ruoli.

    Solo un accenno al ruolo del Project Manager (colui che ha il compito della pianificazione e soprattutto del controllo del corretto svolgimento delle operazioni del progetto).Dopo qualche settimana di lavoro ci si e’ accorti che non esisteva un Project Manager e che chi avrebbe dovuto coprire quel ruolo in realtà aveva prodotto solo il contratto da far firmare all’Associazione.
    Concordate con me che e’ un chiaro sintomo di totale disinteresse al progetto? La difficolta’ a rintracciare le persone, scadenze mancate,… altro da aggiungere?!

    Direi che possiamo tirare le somme su questa seconda puntata:

    → Il ruolo del contratto non e’ quello di portare rigidità all’interno dello staff, bensì quello di motivare le persone a rispettare i propri ruoli e a raggiungere gli obiettivi e i goal personali.

    → Prima di parlare di lavoro penso sia necessario parlare di staff. Uno staff e’ un gruppo di persone con compiti specifici che si muovono e tendono per un obiettivo comune (vedi la citazione dello scorso appuntamento di Jonas Riddenstrale. Per arrivare ad avere uno staff penso sia necessario, anche, la definizione dei contratti fra le parti. Ciò che io ritengo etico ed efficace potrebbe non essere condiviso, mi farebbe piacere conoscere punti di vista differenti.

    → Nello scorso appuntamento e’ stato sollevato il problema, da Raffaele Picilli, della remunerazione a percentuale. La risposta la trovate fra i commenti del passato post. Vorrei sapere se qualcuno aveva qualcosa da aggiungere alla questione, anche in riferimento alla mia risposta fra i commenti..

    Condividi :
    • del.icio.us
    • Segnalo
    • Technorati
    • Digg
    • Facebook
    • email
    • Google Bookmarks

    Posted by Jacopo @ 03:06

  • Leave a Comment

    Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.

Tematiche

I miei video preferiti


Video Widget by Daiko

Contattami con SKYPE!

Skype Me™!
Chat with me