• Fund Raising 01.11.2007

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    Questa volta mi chiedo come un consulente possa chiedere decine di migliaia di euro (senza esagerare) ad un’associazione nonprofit che con 1€ nutre un bambino.
    Voi direte, il consulente deve pur mangiare, non e’ un volontario…

    Sta proprio qui il problema, le organizzazioni per cui ho lavorato sanno bene che non accetto un lavoro se le cifre che mi vengono offerte sono insostenibili, per l’associazione.

    Attenzione (lo si dice anche in una pubblicita’ che gira oggi in tv) non sempre ad un prezzo piu’ alto corrisponde una maggiore qualita’ o un maggiore rendimento. Non sempre dietro una bella facciata corrisponde un altrettanto alto standard qualitativo.
    RENDETE LA VITA DURA A QUESTI CONSULENTI, fate che vi sia concorrenza di mercato.
    Fategli capire fino in fondo cosa sono per voi 15.000 €!

    Sulla scia delle associazioni che invitano i donatori a toccare con mano, invitateli! funziona!!
    Invitate il vostro consulente a visitare una missione, un progetto, la prova generale di uno spettacolo teatrale, invitatelo concretamente a provare quello che voi provate ogni giorno quando lavorate per l’associazione.
    In quel momento e’ come se fosse un vostro donatore, va conquistato.

    Se non riuscirete ad instaurare questo legame che va oltre il contratto formale, se non riuscirete a guadagnarvi la sua stima, ma solo una consulenza, non riuscirete ad avere niente piu’ di una fattura salata e la vostra organizzazione parlera’ come tutte le altre, le azioni si somiglieranno a tutte le altre.
    Coinvolgimento!

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    Posted by Jacopo @ 19:22

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  • 7 Responses

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    • Jacopo Says:

      Alcuni lettori mi hanno chiesto se ultimamente (visti i due post aggressivi sui consulenti) ho avuto brutte esperienze con consulenze o se ho letto qualcosa a riguardo su qualche libro.
      Il vero motivo e’ che questo lavoro mi piace per davvero. Quando al mattino presto suona la sveglia il primo pensiero e’ “oggi devo risolvere quel problema per quella determinata consulenza…”.
      E’ un lavoro molto stimolante.

      Spesso mi capita di trovare professionisti che, come me, si lasciano coinvolgere dalle buone cause su cui sono chiamati ad intervenire. Questo e’ molto positivo e molto costruttivo per tutti.

      Ugualmente si possono trovare (questi purtroppo sembrano essere la maggioranza) consulenti che hanno come primo obiettivo il profitto.
      Come approcciarsi agli uni o agli altri?
      ..ecco, con questi post ho provato a dare qualche spunto di riflessione.

    • francesco Says:

      Molto interessante quando dici di invitare il consulente a vedere quello che fa l’organizzazione. Anche quando dici fate che vi sia concorrenza di mercato. Quanti argomenti aperti che ci sono nel fundraising italiano

    • dante Says:

      Mi permetto di riprendere la seguente affermazione:
      Sta proprio qui il problema, le organizzazioni per cui ho lavorato sanno bene che non accetto un lavoro se le cifre che mi vengono offerte sono insostenibili, per l’associazione.
      Caro Jacopo, ma non credi che se un’associazione ti offre una cifra che non può sostenere, si dovrebbe sostutuirne immediatamente la dirigenza !
      Nulla da ridire sul tuo articolo che tutto sommato condivido, anzi direi che è come uno spot provatemi per credere !
      NB non è una provocazione
      Ciao Dante

    • Jacopo Says:

      Peccato!
      speravo fosse proprio una provocazione. E’ di questo che abbiamo bisogno.

      Caro Dante, sono pienamente d’accordo con te. Come ben sai, prima di sostituire la “dirigenza” come dici tu, e’ necessario capire quale problema sta a fondo della loro offerta proprio perche’ non capita spesso di trovarsi di fronte a persone sprovvedute. Dietro una proposta insostenibile per l’associazione spesso si nasconde una intenzionale dismissione di responsabilita’ da parte loro.

      Attenzione quindi!
      Se cogliete quella mela sapete che avrete a che fare con un’associazione che non ha interessa a mettersi in gioco e che pensa il fundraiser come un losco figuro con una valigetta 24h piena di soldi da elargire. Il babbo natale dei poveri, insomma! :))
      Continua a seguirci Dante!

    • dante Says:

      Continuo a non capire come una dirigeza possa offrire una sfacciata somma di denaro a cui non può far fronte ed in più rischiando di mandare a fond la nave.
      Però a pensarci bene !
      Quindi vuoi dire che un ipotetico dirigete di O.N.P. che a mal gestito i “conti” potrebbe assumere un fundraiser perchè se la nave affonda le colpe vengono attribuite a lui ? Ma jacopo sei Maccavelliano ! :-))
      E mi chiedo ma se latrasparenza è alla base di un O.N.P. è chiaro a tutti in quale buco nero si sta infilando la nostra ipotetica O.N.P. e quindi che serve pagare un fundraiser per scaricargli le colpe di una cattiva gestione ?
      Sono confuso ! Esperti mia affido a voi ! :-))
      ciao

    • francesco Says:

      A volte si chiama un consulente quando già la nave affonda oppure senza la volontà di cambiare le cose. Se una associazione non vuole fare raccolta fondi (e quante ce ne sono in giro che alla parola fundraising o raccolta fondi strutturata storgono il naso!!!) non chiami un consulente. Sta poi ad un vero consulente nel fundraising sapere quando accettare o meno un lavoro: se vede che già c’è poco da fare e tutto ri risolverebbe in un nulla di fatto come raccolta fondi allora a mio parere non dovrebbe accettare l’incarico. Non va scaricata la colpa solo sui consulenti (ce ne sono di capaci e meno capaci in giro, come in tutti i mercati di professionisti del mondo), quello che è da cambiare è la mentalità di molte associazioni che invece di una sana cultura della raccolta fondi (=organizzarsi per raccogliere fondi da privati) cercano ancora sostegno da un settore pubblico che non si può occupare come in passato della vita dei cittadini a 360°. Mi fermo qua perchè poi andrei a parlare di welfare state etc etc. ciao

    • Vendere la povertà sul Web « Crespi Enrico from Nepal (and Asia) Says:

      [...] l’obiettivo principale delle ONGONLUS cioè creare opportunità per i beneficiari. Anche qui qualcuno inzia a porsi qualche domanda etica: questa volta mi chiedo come un consulente possa chiedere [...]

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