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Eccoci al terzo e ultimo appuntamento per capire cosa non andava nella consulenza citata e per capire cosa una associazione vuole e deve pretendere da un servizio di consulenza.
Nel primo post abbiamo evidenziato:
→ Prime informazioni sulla struttura dell’Associazione
→ Obiettivo dell’Associazione per il Concorso Internazionale
→ Definizione e scelta dell’outsourcing
→ Investimento economico per l’outsourcing
Nella seconda fase si e’ parlato di:
→ Definizione dei ruoli e dei compiti.
→ Il contratto non porta rigidità, motiva le persone a rispettare i ruoli. Definire le penali!!
→ Conciliare l’impegno economico con le esigenze. Investire significa credere!
→ Ruolo del Project Manager.
→ Primo spunto all’importanza del cercare il “gruppo” all’interno dello staff.
Ritengo molto importante questo post perché raccoglie il vero significato del Fund Raising (ed e’ esattamente ciò che tengo sempre in mente quando mi approccio ad una nuova organizzazione).
Partiamo!
Quando la situazione economica e’ difficile, quando i ruoli non sono chiari, quando la situazione si fa precaria e soprattutto quando il lato debole della consulenza (l’associazione), preso dall’incertezza, vede il pagare la consulenza come una boa in mezzo al mare, e’ li’ che, secondo il mio punto di vista, può esternarsi il conflitto di interessi fra consulente e associazione.
Quale la soluzione?
LA RICERCA DEL TEAM, ecco a cosa si deve puntare. Prima di tutto linko un mio precedente post su alcune riflessioni.
1. Fare gruppo significa prima di tutto capire quali sono le reali potenzialità dei componenti dello staff andando oltre la simpatia e l’antipatia. Si potrebbe scoprire che non sempre il fundraiser e’ la persona più adatta per uno specifico compito.
Cosa tutt’altro che banale. Spesso per non preoccuparsi di risultare l’anello debole della catena si accettano prezzi forfettari “chiavi in mano”. Conseguenza disastrosa: all’associazione non rimane altro che, si spera almeno quello, il guadagno dell’iniziativa. La volta successiva avrà ancora bisogno del consulente e le persone interne all’organizzazione non avranno imparato nulla dall’esperienza passata.
2. Quale soluzione quindi? Cito un collega dicendo che la vera soluzione e’ quella che chiamiamo FORMULENZA. Consiste nel trait d’union fra Formazione e Consulenza. Senza la formazione di almeno una risorsa interna non e’ possibile pensare che l’organizzazione diventi autonoma e indipendente dal consulente per la raccolta fondi. L’obiettivo del consulente non deve essere rendersi indispensabile, ma portare un significativo valore aggiunto e un punto di vista esterno.
3. Un elemento molto importante (forse il più importante) per la raccolta fondi e’ la creazione e la coltivazione dei legami fra le persone. Come e’ possibile, secondo voi, creare legame all’interno dello staff se gli obiettivi interni sono differenti?
Una proposta concreta: creiamo la nostra proposta di consulenza basata sugli obiettivi da raggiungere e non solo sull’obiettivo finale. Il compenso non sia a percentuale o “chiavi in mano”, ma sia frutto del percorso assieme all’organizzazione.
La ricerca del Team e’ efficienza!






dicembre 21st, 2007 at 13:42
L’iniziativa e’ conclusa.
Abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati: sono emersi diversi elementi molto importanti per la gestione di una organizzazione nonprofit. Primo fra tutti la cura delle consulenze esterne, lama a doppio taglio (dove il lato più nocivo e’ sempre quello in mano al consulente).