
Fonte: Flickr.com
Spero di fare cosa gradita ai lettori del blog rispondendo qui ad una email in cui mi vengono chieste alcune informazioni. Vi inviterei, se lo desiderate, ad intervenire per poter dare qualche consiglio e orientamento in piu’.
L’email di Francesco e’ questa:
“Gentile amico,
quest’ oggi ho avuto modo di consultare il sito internet del lavoro “no profit” ed il suo blog, ma purtroppo non ho trovato risposta ai miei crescenti dubbi sulla costituzione di un associazione onlus.
La mia idea era quella di rivalermi di una precisa indagine territoriale in alcuni comuni del leccese; attraverso la stessa poi, promuovere alcuni micro progetti che si occupassero principalmente dell’ inclusione sociale ed anche della stessa formazione. L’ individuazione delle risorse economiche, culturali, materiali risulta per˜, alquanto ardua; sia perche’ non esiste sinergia tra il network formato dalle istituzioni organizzazioni a cui qualcuno dovrebbe far riferimento per chiedere i fondi alla regione o alla ue ed anche perche’ risulta frammentato e poco connesso alle attuali problematiche: famiglie con problemi intrafamiliari prive del sostegno adeguato, dispersione scolastica, mancanza di integrazione per gli immigrati ecc.( in percentuale direi estremamente aumentate)
Le idee ci sono, la mia esigenza pero’ questa: come faccio a muovermi per cercare fundraiser o quanto meno qualche figura preposta a veicolarti i progetti una volta creata l’ associazione? come mi muovo?
la ringrazio della disponibilita’ attendo un suo consiglio.”
Risposta:
Caro Francesco,
credo sia normale porsi il problema di come sostenere attivita’ di utilita’ sociale in una realta’, quella italiana, dove sia i soggetti pubblici sia i soggetti privati fanno spesso fatica a comprendere il valore di un investimento sociale, morale, ma anche e soprattutto economico.
Aggiungi a questa criticita’ anche il momento storico in cui siamo, di piena crisi economica, in cui non e’ sempre la crisi che ferma le persone, ma soprattutto la paura di non poterne fronteggiare una.
Infine, la saturazione del mercato per questo genere di progetti. Purtroppo ora si parla anche di questo, sembra un paradosso, con accezione negativa, del crescente numero di progetti con finalita’ sociale.
Detto questo, operativamente parlando, una volta identificata la natura giuridica della struttura che gestira’ questi progetti credo sia prioritario (come da te evidenziato) pensare a come reperire i fondi necessari per svolgere le attivita’.
Il supporto di un fundraiser professionista (o comunque di un consulente esterno) puo’ essere una soluzione, parziale, al problema.
La capacita’ di “saper parlare” alle persone che possono voler sostenere il tuo progetto, e’ fondamentale per poter comunicare le tue attivita’.
La conoscenza delle dinamiche sociali del tuo territorio, invece, ritengo sia prioritaria. Per esser chiaro, e’ necessario che la persona che “parla” per conto dell’associazione conosca le modalita’ e gli interlocutori presenti nel tuo territorio. Queste sono differenti per Lecce, per Torino o Firenze.
Unendo questi due elementi, la professionalita’ e la territorialita’, ci sono gia’ le basi per pensare di poter lavorare proficuamente.
Rispetto al finanziatore pubblico, credo siano necessarie anche altre conoscenze, in senso lato.. Non voglio essere generalista o superficiale, ma nella mia esperienza a riguardo mi sono spesso scontrato con alcune dinamiche che, se vogliamo anche guardarle razionalmente, seguono le stesse motivazioni della raccolta fondi. Quello che Valerio Melandri chiamerebbe “cerchio dei costituenti” ne e’ alla base. “Se posso aiutare o sostenere, parto dalle persone a me piu’ vicine che mi chiedono di farlo”. Questo non riguarda solo il settore pubblico, ma e’ in questo ambito che ho trovato piu’ difficolta’ di questo tipo.
Ti consiglio, quindi, di tenere presenti questi tre criteri per la scelta di una persona con competenze professionali nella raccolta fondi. Parti dalle tue esigenze, non da quello che ti viene proposto e tieni conto delle risorse umane ed economiche di cui disponi per non fare il passo piu’ lungo della gamba o per riuscire a risparmiare nella contrattazione.
Spero di averti dato una mano per capire come muoverti. Scrivimi se pensi ti possa aiutare ulteriormente.
Un caro saluto
Jacopo






marzo 31st, 2009 at 18:50
Il problema è che il fundraising per delle cause locali è molto legato all’ambito locale e alle famose “conoscenze”. Tolto questo. Quanto dice il tuo lettore apre un altro problema: il fundraising e il nonprofit devono essere sostituti dello stato? L’assistenza alle famiglie in una crisi economica come questa chi la deve dare? lo stato o la chiesa o altri? Sembra attualmente che mentre i servizi sociali sono depotenziati per far spazio alle non sempre utili convenzioni con cooperative sociali (dipende poi da progetto a progetto), sono altre le realtà che stanno dando assistenza. Associazioni di mutuo-aiuto, parrocchie, circoli di amici, famigliari. e se il nonprofit non si insinua in queste reti ma rimane abbracciato e dipendente economicamente dallo stato e da certa politica allora fallirà la sua missione